titaniumlori: (Default)
titaniumlori ([personal profile] titaniumlori) wrote2015-08-02 04:46 pm

[Oz] Darkness becomes me

Titolo: Darkness becomes me
Fandom: Oz
Personaggi: Tobias Beecher/Chris Keller
Genere: drammatico
Warning: slash, spoiler, morte offscreen
Rating: NSFW
Wordcount: 1251
Note: e anche Oz si è beccato la mia solita post mortem. Il titolo viene dalla meravigliosa "Silhouettes" degli Of Monsters and Men, che è probabilmente la mia canzone preferita. La scena centrale è stata scritta quando ero completamente ubriaca. IDEK

Darkness becomes me


A thousand silhouettes dancing on my chest

No matter where I sleep, you are haunting me

But I'm already there, I'm already there

Wherever there is you, I will be there too

(Silhouettes, Of Monsters and Men)


Un giorno sarebbero tornati a Oz.


McManus era stato chiaro: Oz sarebbe rinata dalle ceneri per l’ennesima volta. L’antrace non li avrebbe allontanati per tanto tempo. Beecher, Rebadow, Busmalis e tutti gli altri sarebbero tornati nei loro acquari e la vita avrebbe ripreso il solito andamento: qualcuno sarebbe stato stuprato, qualcuno avrebbe spacciato droghe sotto gli occhi degli A.C. e qualcuno avrebbe usato una molla del letto per uccidere.


Tuttavia, sdraiato nel suo letto in una cella troppo stretta a Lardner, Beecher era sicuro che niente sarebbe tornato come prima. I neonazisti erano stati debellati - e grazie tante Chris, davvero gentile da parte tua - e il Paradiso non sarebbe mai più stato lo stesso senza il lento incedere di Keller che misurava la sala comune a grandi passi.


Beecher si chiese in quale cella fosse stato Chris quando, diciassettenne, aveva venduto il suo corpo a Schillinger in cambio di protezione, rovinandosi la vita e rovinandola anche a Beecher per sempre. Li sognava tutte le notti: Chris che urlava il suo nome prima di gettarsi dalla balconata, Chris che lo baciava a Capodanno, Chris che gli spezzava le braccia, Chris che lo penetrava - ancora, ancora, più forte -, Chris che gli veniva assegnato da seguire il suo primo giorno nel Paradiso.


Mentre cercava di prendere sonno, Beecher si chiese che cazzo avesse Dio in testa quando aveva deciso di far entrare Chris Keller nella sua vita.


*


Chris l’aveva baciato. L’aveva baciato come se il mondo stesse per finire in quel preciso istante, come se finalmente la distanza tra loro due si fosse colmata. Quel bacio era stato avido e Beecher se lo ricordava, lo teneva stretto dentro sé come se ne dipendesse la sua vita - le labbra di Chris che chiedevano il loro spazio perché avevano aspettato troppo, troppo, troppo.


Beecher conservava quel ricordo dentro il luogo più profondo della sua anima, dove nessun coltello sarebbe mai riuscito a penetrare. Ricordava la bocca di Chris che lo voleva, collo spalle petto, un morso sulla clavicola e basta, sarebbe potuto morire lì in quell’istante e non c’era pensiero che teneva, anche Genevieve e tutti i suoi figli sarebbero potuti morire in quel momento e Beecher non avrebbe provato alcun tipo di dolore perché Keller lo faceva sentire completo, in quell’istante niente aveva importanza, niente, c’erano solo le labbra di Chris che lo marchiavano - territorio finora inesplorato, per troppo tempo Beecher si era negato quel piacere che si meritava, e non c’era nient’altro che desiderava dalla vita, solo quella bocca e quella lingua e quelle mani che scendevano sotto la sua tuta e si aggrappavano alla sua erezione non più latente, una mano che muoveva il suo pene su e giù e ancora, ancora, ancora, per favore - fino a quando Beecher ebbe il coraggio di toccare Keller proprio lì, e non c’erano più tabù da affrontare perché non cercava altro dal cazzo di pianeta terra - la sua mano destra sul pene di Keller, i suoi occhi rovesciati all’indietro - per favore Toby, non smettere, non smettere per nessun motivo al mondo.


Vennero insieme e Beecher credeva che fosse un cliché, non pensava che potesse accadere davvero nella vita reale, eppure per un istante la sua visione si offuscò e smise di chiedersi cosa fosse giusto o sbagliato, perché Keller era lì con lui e Beecher gli stava dando piacere ed era l’unica cosa che importava, nient’altro, nient’altro.


Ma l’incanto di quella sera non sarebbe finita all’improvviso, no, perché Keller aveva magicamente fatto comparire del lubrificante e due dita, oddio, ancora, per favore, non smettere, ancora, e Beecher non aveva mai pensato di provare tanto piacere in un solo istante, non dopo che le sue braccia e le sue gambe erano state distrutte da dei pezzi di merda - Keller, Keller era uno di quei pezzi di merda - e il suo culo marchiato come un cazzo di bue al macello, eppure Keller nonostante tutto era entrato piano, e quando l’aveva penetrato era stato così dolce che Beecher pensava che sarebbe morto in quel momento, proprio allora, proprio lì, quando l’intero Paradiso era stato chiuso come un ospedale in quarantena. E Beecher era ancora stretto nonostante tutto, ma Keller fu così delicato - troppo delicato, scopami adesso, per favore non ce la faccio più, devo venire ancora, ancora, ancora - che Beecher non riusciva a smettere di pensare a quanto Keller lo amasse e a quanto volesse rispettare i suoi tempi, eppure quando venne di nuovo non riuscì a scacciarsi dalla testa il pensiero che Keller l’avrebbe fottuto di nuovo, e questa volta non letteralmente, come avrebbe desiderato.


Erano entrambi sdraiati sul letto inferiore, soddisfatti, e Beecher non avrebbe chiesto nient’altro dalla vita. Era felice, così felice da toccare il cielo con un dito, e Gesù i romanzi rosa che leggeva Gen non mentivano, perché era tutto così bello e perfetto? Sapeva solo che doveva godersi quegli istanti perché prima o poi sarebbero finiti. Perché Dio era così stronzo da non dargli tutta quella gioia senza chiedergli nulla in cambio.

*


Il giorno in cui tornarono ad Oz, a Beecher fu assegnato lo stesso acquario che aveva condiviso con Keller. McManus probabilmente non ci aveva fatto caso, aveva scelto un acquario come tanti e l’aveva dato a Tobias. Il suo compagno di cella era un giovane ebreo di cui Beecher non riusciva a ricordare il nome. A essere sinceri, non gliene fregava un cazzo. Non era Chris.


Chris era tutto o niente. Tobias non riusciva a smettere di pensare a lui - non lo abbandonava nemmeno nei sogni, a che cazzo serviva entrare nella fase REM quando Chris continuava a distruggere ogni istante della sua vita?


Se ci fosse stata la vita dopo la morte, Keller sarebbe stato un fantasma con le catene intorno ai piedi, che non riescono ad abbandonare la terra e quindi continuano a tormentare le persone che avevano fatto parte della sua vita.


Chris era ovunque e in nessun luogo. Quando Beecher andava in palestra lo vedeva alla macchina degli adduttori, quando mangiava era di fianco a lui con il vassoio, quando dormiva sentiva le sue braccia cingerlo come un amputato avrebbe percepito un arto fantasma.


*


“Portami via da Lopresti,” gli aveva chiesto.


Beecher gli aveva sorriso e se n’era andato. Sentiva ancora le labbra di Chris sulla sua pelle marchiarlo a fuoco dove l’aveva baciato. Mio, gli diceva, entrando in lui con una spinta decisa, mio. Beecher non poteva sapere che Keller fosse così disperato per la sua assenza - o forse si diceva innamorato, perché era amoreamoreamore - da condannarlo a un’eternità a Oz. Prima quella maledetta telefonata, e poi - Beecher non voleva pensarci ma quell’urlo non l’avrebbe mai abbandonato - Keller che fa il suo nome lanciandosi dalla balconata, e scusa ma adesso starai qui per sempre, passerai la vita a piangere per me, come volevo io, mio, mio.


Quando Chris l’aveva abbracciato qualcuno aveva fischiato, altri avevano urlato qualcosa. “I due piccioncini sono tornati insieme!” aveva detto qualcuno. Nessuno poteva sapere cosa sarebbe successo dopo. Nessuno sarebbe mai riuscito a entrare nel più profondo della mente di Keller per capire il suo piano machiavellico. Non vuoi passare la vita con me? Bene, vediamo come funzionerai senza di me, costretto a Oz. Addio, e vaffanculo.


Beecher si alzò in piedi e si diresse verso la balconata, il punto esatto da cui Keller si era lanciato. Oggi non l’avrebbe fatto, pensò, ma l’idea lo tentava troppo.


Ovunque fosse stato Keller, Beecher l’avrebbe raggiunto.