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Titolo: Somewhere over the rainbow
Fandom: Oz
Personaggi: Chris Keller/Tobias Beecher
Genere: romantico
Warning: lemon (potevo scrivere explicit sex ma volevo darmi un tono da antica efpiana)
Rating: NSFW
Wordcount: 1249
Sommario: Toby s'immaginava il paradiso diversamente
Note: o maronn. Scritta per il p0rnfest 9 (prompt 'Back here or in heaven' in questo caso in heaven, dopo Oz e dopo la morte.) e per il maribingo, (prompt You could be happy - Snow Patrol)


Somewhere over the rainbow

You could be happy, I hope you are
You made me happier than I'd been by far
Somehow everything I own smells of you
And for the tiniest moment it's all not true
(You could be happy - Snow Patrol)


Toby non sapeva cosa aspettarsi dall’aldilà.

Sicuramente, nella sua fantasia c’erano le nuvole. Bianche e soffici come cotone, nuvole a perdita d’occhio. Tuttavia, la realtà era molto diversa da come si era immaginato.

Toby si trovava in una stanza con le pareti trasparenti, che non era affatto diversa da una cella di Emerald City. Affacciandosi fuori, Toby notò che c’erano una serie di celle identiche, tutte con persone al loro interno. Riconobbe alcuni dei prigionieri di Oz: Groves, Hoyt, Ortolani e altri, ognuno nella sua cella. In alcune celle c’erano due persone, in altre una sola. Toby provò a uscire, ma non ci riuscì. La porta sembrava impossibile da aprire.

“Ce ne hai messo di tempo per arrivare,” disse una voce.

Toby scattò in piedi di soprassalto. La voce era fin troppo familiare.

“TU!” urlò, rivolto a Chris, che era appoggiato al muro con la sua solita faccia da schiaffi. Si stupì di non essersi accorto prima della sua presenza: era come se Chris fosse comparso dal nulla.

Chris era la causa di tutto. Se non lo avesse incolpato per la sua morte Toby sarebbe ancora vivo, e molto probabilmente fuori dalla prigione. Toby era stato condannato a morte per aver buttato Chris dalla balconata, e dopo l’iniezione letale era giunto in quel luogo da cui non sembrava esserci via d’uscita.

Era incredibile come il fantasma di Chris lo seguisse anche dopo la morte.

Toby era stanco, e aveva soltanto bisogno di riposare. L’ultima cosa di cui sentiva la necessità era la presenza di Chris.

“Hey, Toby,” disse lui, interrompendo il corso dei pensieri di Toby, “non mi saluti?”

“Perché dovrei? Lo sai che è colpa tua se sono qua.”

“Toby,” mormorò Chris, avvicinandosi a lui, “era destino che tu finissi qua con me.”

“Destino?” ribatté Toby, furibondo. “Il mio destino era uscire di prigione e crescere i miei figli, non di lasciarli orfani ed essere qui. Con te, per giunta.”

“E invece passerai il resto dell’eternità con me. Come ti senti al riguardo?”

Toby si allontanò dalla porta e si avvicinò a Chris. Non riusciva a credere che fosse lì in carne, ossa e sguardo penetrante.

“Che cosa intendi?” Chris lo guardò e sorrise. Toby si maledì per quanto gli era mancato quel sorriso.

“Sono stato assegnato come tuo guardiamo. Passeremo l’eternità insieme.”

“Ma come? Pensavo di essere in Paradiso,” borbottò Toby, poco convinto e completamente disperato all’idea di passare il resto del suo tempo nell’aldilà con Chris.

“Non hai capito niente, vero?” gli domandò Chris, ridendo. “Questo è il Paradiso. Quello che comanda lassù è stato così buono da lasciarti con me. Apparentemente non è poi così contrario all’omosessualità come si dice in giro.”

Toby scoppiò a ridere. Odiava ammetterlo a se stesso, ma Chris gli era mancato con ogni fibra del suo essere. Ciononostante, la rabbia superava qualsiasi altro tipo di sentimento.

“Perché l’hai fatto, Chris? Perché te ne sei andato?”

“Lo sai, Toby. L’hai sempre saputo. Non potevo vivere una vita senza di te.”

Toby sospirò pesantemente. “E allora perché mi hai condannato a morte?”

Chris rise. “Perché neanche tu potevi vivere senza di me.”

Toby si avvicinò a Chris e gli diede un pugno in faccia. Chris scoppiò nuovamente a ridere. “Fallo di nuovo.”

Toby obbedì e subito dopo si maledì per avergli dato retta.

“Non possiamo fare a meno di farci male, eh Toby? Perché non voltiamo pagina?”

“Non ti perdonerò mai, Chris. Da quando sei entrato nella mia vita non mi hai provocato altro che dolore!”

“Toby…” Chris fece per sfiorargli il volto, ma Toby lo allontanò.

“E ora sono costretto a passare l’eternità con te. Non ho sofferto abbastanza in vita?”

“Non lo capisci, Toby? Siamo destinati a stare insieme.”

“Mi rifiuto.” Toby provò a uscire dalla porta, ma si accorse che era bloccata. Per l’ennesima volta Chris rise.

“Non puoi uscire. Nessuno può.”

Toby diede un pugno alla porta. Provò dolore, ma si trattò di una sensazione ovattata e diversa da quella che avrebbe provato sulla terra. Non riusciva a venire a patti con quello che gli stava capitando: come poteva essere in Paradiso se avrebbe dovuto passare il resto dell’eternità con la sola compagnia del suo carnefice? Lo attendevano anni e anni di inferno.

“Mi sei mancato, Toby,” mormorò Chris avvicinandosi a lui e mettendogli una mano sulla spalla.

“Chris…” Toby si accorse che qualcosa dentro di lui stava cedendo. La tentazione di lasciarsi andare era troppo forte.

“Non sai per quanto tempo ti ho aspettato.”

“Chris, non farlo…”

Le labbra di Chris si posarono sul collo di Toby, che sentì l’ultima barriera eretta crollare in mille pezzi. Toby si voltò e prese il viso di Chris tra le mani.

“Non posso fare a meno di te.”

Toby lo baciò, e improvvisamente tutto ebbe senso di nuovo: tutto il dolore provato negli ultimi anni scomparve, perché Chris era lì davanti a lui, forse non in carne ed ossa ma era finalmente lì, e non se ne sarebbe mai andato per nessun motivo al mondo. Non ci sarebbero stati mai più tradimenti, ossa rotte e pugnalate alle spalle: soltanto l’eternità li attendeva, e avevano tutto il tempo del mondo per recuperare i momenti perduti.

Toby sentì le mani di Chris insinuarsi sotto i suoi pantaloni e lo lasciò fare: era vero che avevano tempo, ma non voleva aspettare altro. Con un rapido movimento gli tolse la canottiera e lasciò che Chris lo spogliasse, e quando la mano di Chris trovò posto sulla sua crescente erezione Toby capì che aveva fatto bene a cedere alla tentazione.

Chris terminò il bacio e gli morse una spalla, avido e possessivo come sempre. L’avrebbe marchiato ovunque se Toby gliel’avesse permesso, e Toby l’avrebbe lasciato fare. Non aveva smesso di provare rabbia, ma riusciva a incanalarla in qualcosa di positivo.

Toby si buttò sul letto, pronto a sottomettersi alle abili mani di Chris. Lo sentì armeggiare con un tubetto e gemette con sorpresa quando sentì due dita umide premere contro la sua apertura. Chris lo stava preparando con cautela e attenzione, come se non stesse aspettando da anni quel momento.

“Ti prego, Chris…”

Chris non se lo fece ripetere due volte e lo penetrò con foga. Toby ansimò, cercando di non pensare all’iniziale dolore. Pensò invece a Chris che era con lui nonostante tutto, e al fatto che se esisteva un Dio - apparentemente sì - forse non aveva sbagliato a condannarli a un’eternità insieme.

Chris colpì il punto giusto e Toby urlò dal piacere: sentì le unghie di Chris che gli si conficcavano nella schiena e fu fiero di portare i suoi segni. Non gli importava nulla del fatto che tutto il Paradiso lo vedesse mentre Chris lo scopava: Toby voleva solo essere lì in quell’istante, sotto Chris. Non era mai stato così felice.

Toby venne qualche minuto dopo e Chris lo seguì rapidamente. Chris si accasciò al suo fianco e gli passò una mano tra i capelli.

“Grazie per avermi perdonato, Toby.”

“Non ti ho perdonato,” gli rispose lui. “Non smetterò mai di essere arrabbiato con te per tutto il dolore che mi hai provocato. Però sei parte della mia vita, e a quanto pare anche della mia morte. E lo sarai per sempre. Per cui… tanto vale approfittarne, giusto?”

Chris sorrise debolmente. “Ti amo,” sussurrò.

“Ti amo anche io.”

Toby sorrise tra sé e sé ripensando a quella notte in cui Chris aveva espresso il suo dubbio sul fatto di entrare in Paradiso: il Paradiso li aveva accolti entrambi a braccia aperte.

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