That's the beauty of a secret, you know you're supposed to keep it
Everybody's waiting up to hear if I dare speak your name
Put it deep beneath the track, like the hole you left in me
And everybody wants to know 'bout how it felt to hear you scream
They know you walk like you're a God, they can't believe I made you weak
(Halsey, Strange Love)
Christina Keller era la donna più affascinante che Antonia Beecher avesse mai visto.
Era alta - qualche centimetro in meno di Antonia ma comunque alta - con gambe lunghe e magre e, per quanto fosse uno stereotipo, aveva tutte le curve al posto giusto.
Aveva lunghi capelli castani e mossi che incorniciavano un viso spigoloso ed elegante, con occhi azzurri penetranti e quelle labbra… Dio, quelle labbra, pensava Tonia sfiorandosi tra le gambe la notte.
Immaginava le labbra di Tina nel posto giusto al momento giusto a farla godere e si toccava nel silenzio della sua cella, soffocando i gemiti nel cuscino per non farsi sentire da Tonia.
E sì, perché il destino aveva voluto che Tonia fosse la sua compagna di cella. Il destino, o forse la mano provvidenziale di Tim McManus, che dopo tutti gli abusi che aveva subito Tonia aveva deciso di assegnarle una compagna di cella normale.
A dire il vero, Tina non aveva nulla di normale.
Era finita a Oz per frode - seduceva uomini e li abbandonava dopo avergli fottuto tutti i soldi. Tonia, in prigione per aver investito una bambina da ubriaca, voleva avere una fedina penale almeno un terzo seducente di quella di Tina.
Il loro primo incontro era stato… magico.
Tina aveva bussato cautamente alla porta di vetro della cella di Tonia e aveva fatto il suo ingresso nella vita di Tonia come un uragano.
La prima domanda che le aveva posto era se fosse lesbica o meno. Tonia aveva scosso la testa e, racimolando tutto il coraggio che aveva, aveva chiesto a Tina se lo fosse.
Tina le aveva risposto che faceva quello che doveva fare, e quella risposta aveva distrutto tutto all’interno di Tonia.
Perché sì, Tonia si era presa una cotta per Tina dal primo momento in cui l’aveva vista. Era impossibile non farlo. Tina era splendida, una femme fatale nel vero senso della parola: labbra rosse, viso pallido e un corpo mozzafiato.
Eppure… Tonia sapeva le regole. Sentiva la voce di quella troia di Claire Howell rimbombarle nella testa: nessuna rissa, nessuna scopata. Se i rapporti sessuali all’interno di Oz erano vietati, perché Tonia era stata stuprata la prima notte del suo arrivo in prigione? Tonia sapeva la risposta a quella domanda: McManus chiudeva e apriva gli occhi quando ce n’era bisogno, e sulla violenza di Tonia aveva deciso di chiuderli. Tonia era convinta che McManus avesse troppa paura di Veronica Schillinger per contrariarla. Infatti Schillinger, boss della congregazione ariana di Oz, aveva il potere di rivoltare la prigione come un calzino, se solo l’avesse desiderato. Nel frattempo, era Tonia a ritrovarsi con una svastica incisa sul sedere.
Pensava anche a questo, Tonia, quando s’immaginava tra le braccia di Tina.
Il suo corpo era segnato dall’aver partorito tre figli, e poi c’era quella piccola faccenda di un segno indelebile marchiato su di lei. Nessuno avrebbe potuto desiderarla in quel modo.
Tonia non si considerava nemmeno lesbica o bisessuale. Aveva letto da qualche parte, una volta, che gli uomini che venivano abusati sviluppavano tendenze omosessuali per rispondere alla violenza subita. Non si chiese se funzionasse anche per le donne: si limitava a pensare a Tina in quel modo e basta.
Anche quella notte, Tonia si stava toccando pensando a Tina.
S’immaginava di leccarla fino a farla gemere; si vide Tina con i capelli rovesciati all’indietro e le unghie laccate di rosso che le graffiavano la schiena. Da quando McManus aveva permesso alle prigioniere di truccarsi Tonia l’aveva maledetto, perché se Tina era splendida anche al naturale era ancora più bella con gli occhi allungati dalla matita e quelle Maledette. Labbra. Rosse.
Pensò a baciare Tina così tanto da spalmarle tutto il rossetto sulla faccia. Pensò a farla venire così forte da farle lacrimare gli occhi e colare tutto l’eyeliner.
Quando Tonia venne, dovette fare ricorso a tutta la sua forza per non urlare il nome di Tina.
*
Il mercoledì era il giorno del bucato a Oz.
Tonia prese la sua uniforme e si diresse controvoglia verso la lavanderia. Odiava la lavanderia perché avrebbe incontrato Adebisi o qualcun’altra che detestava.
Anche Tina era in lavanderia. Tonia si concesse di guardare i suoi movimenti fluidi per qualche momento: Tina riusciva a essere sensuale anche caricando una lavatrice.
Non si accorse che erano rimaste sole.
Non si accorse che Tina aveva chiuso la porta dietro di loro.
“Come va oggi?” domandò Tonia per rompere il ghiaccio.
“Come sempre. Uno schifo. Vorrei essere su una spiaggia a bere un Mai Tai,” le rispose, caricando l’ultima uniforme sporca nella lavatrice. “Tu come stai invece?” aggiunse, avvicinandosi pericolosamente a Tonia.
“B-bene,” balbettò lei, intimidita dall’ingresso di Tina nel suo spazio personale. Aveva ancora paura di essere aggredita e, dopotutto, non conosceva ancora Tina così bene da potersi fidare di lei.
“Guarda che ti sento, la notte,” disse Tina con un sorriso malizioso.
Per tutta risposta, Tonia fece cadere il suo carico di bucato.
“Non c’è niente di male,” continuò. “Non capisco perché la masturbazione femminile sia un tabù e invece per quella maschile ci sia un’intera industria dedicata.”
“Hai r-ragione,” balbettò nuovamente Tonia. Si affrettò a raccogliere il suo bucato evitando di guardare Tina negli occhi.
“Dimmi la verità,” mormorò Tina avvicinandosi ancora di più a Tonia, “pensi a me quando lo fai?”
Tonia arrossì violentemente. “Sì.”
“Brava, Tonia,” disse Tina con la voce più sensuale che Tonia avesse mai udito. “Anche io penso a te in quel modo, sai? Sei davvero mozzafiato.”
“Non lo pensi davvero. Lo dici solo per compiacermi.”
“Se non lo pensassi non avrei chiuso la porta, Tonia. Vieni con me.”
Era giunto il momento di rischiare il tutto per tutto. Tina prese per mano Tonia e la condusse in uno spazio riparato dietro le lavatrici.
Tina spinse Tonia contro il muro e finalmente la baciò. Tonia baciava in modo aggressivo ma delicato allo stesso tempo, mentre Tonia era cauta. Le sembrava tutto troppo bello per essere vero e, come tutte le cose belle, che sarebbe finito troppo in fretta.
Il bacio, invece, durò a lungo: le loro lingue si mossero con voracità e fame di qualcosa di proibito. Tonia si stava finalmente concedendo qualcosa che si era negata troppo a lungo.
Tina fece per slacciare l’uniforme di Tonia, ma Tonia la fermò.
“Non possiamo,” disse, allontanandole la mano. “È proibito.”
“Chissenefotte di cosa è proibito,” rispose Tina baciandola nuovamente. E Tonia si fece convincere. Aiutò Tina a spogliarla il più velocemente possibile. Tonia rimase in reggiseno e Tina glielo sfilò con una mano sola. Un pensiero attraversò la mente di Tonia per qualche istante: chissà con quante donne l’aveva già fatto. Ma quel pensiero fu sostituito dal piacere che provò quando Tina le prese un capezzolo tra due dita. Tonia era sul punto di gemere, ma si trattenne perché sapeva che nessuno poteva sentirle e che avrebbe rovinato tutto.
L’altra mano di Tina si faceva strada sempre più in basso. Tonia si sfilò timidamente gli slip.
“Sei bellissima,” le disse Tina tra un bacio e l’altro, “sei bellissima.”
Tina sorrise quando trovò Tonia già bagnata per lei e la penetrò con due dita, mentre con il pollice iniziò a stuzzicarle il clitoride. In quel momento per Tonia fu davvero difficile trattenersi dall’urlare il nome di Tina: si concentrò invece sul rossetto sbavato di Tina - ce l’aveva fatta! - e sul suo sguardo concentrato. Decise di toccare Tina il più che potesse e iniziò a muovere le mani goffamente: con una le sfiorò un seno e con l’altra il sedere, cercando di risultare il più sensuale possibile nonostante sapesse che avrebbe fallito. Tina sorrise e la baciò di nuovo, penetrandola con più forza.
Tonia sentiva che l’orgasmo si stava avvicinando e se ne accorse anche Tina, che la baciò con più foga.
Quando venne, a Tonia parve di vedere le stelle: era stato il migliore orgasmo della sua vita, e nulla avrebbe potuto rovinare quel momento.
Come diceva sempre il fratello di Tonia, la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo.
Sentirono dei colpi alla porta e Tonia si rivestì rapidamente. Tina si leccò le dita senza distogliere il suo sguardo da Tonia e a Tonia parve di impazzire di nuovo.
Erano le fottute guardie, ovviamente, perché nella vita le cose belle non potevano durare. Avevano aperto la porta con la chiave e avevano trascinato Tina per un braccio.
“Andiamo, piccioncine,” disse la Howell, “in isolamento.”
“Tina, no!” urlò Tonia disperata. Si ricordava i suoi giorni in isolamento e non li avrebbe augurati nemmeno al suo peggior nemico, figuriamoci alla donna che l’aveva portata in paradiso per un istante. E che, a quanto pare, ricambiava i suoi sentimenti. O forse non c’era nessun sentimento di mezzo, era stata soltanto una scopata, ma a Tonia era bastata. Dopo tutto quel dolore, Tonia sentiva di meritarsi un pizzico di gioia.
“Ti aspetto per il secondo round, Tonia,” urlò Tina di rimando.
Quella notte, Tonia sentì la solitudine che l’avvolgeva. Ma, come tutte le notti, pensò alle calde braccia di Tina che la stringevano, e si addormentò serena. Non ci sarebbe stato solo il secondo round, ma molti altri ancora.