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Titolo: The water's sweet, but blood is thicker
Fandom: Glee/Game of Thrones (le wtf)
Personaggi: Blaine Snow/Kurt Stark, personaggi di Glee a caso, personaggi di GoT a caso
Genere: ???
Warning: crossover (solo perché non avevo voglia di inventarmi nomi), incest, porno
Rating: NSFW
Wordcount: 7037
Sommario: Blaine è un bastardo e deve partire per i Guardiani della Notte.
Note: non avevo un cazzo da fare a lavoro allora mi sono messa a leggere vecchie storie e mi sono ricordata che in passato ho scritto su Glee, per cui mi sono detta che era il caso di rompere la solita monotonia di Oz e di tornare alle vecchie glorie. Nota: nella Westeros canterina l'omosessualità è accettata perché fuck the police. Scritta per il cowt, terza settimana e seconda missione, prompt "figlio illegittimo". 

The water's sweet but blood is thicker

What if I'm far from home?

Oh, brother I will hear you call.

(Hey Brother, Avicii)         

 

 

A Blaine, ogni giorno veniva detto che era un bastardo.

In realtà, a volte non glielo dicevano con le parole. Un’occhiata del Maestro. Essere servito per ultimo a tavola. Lo sguardo corrucciato di sua “madre” quando entra in una stanza. Tutto questo contribuiva a far sentire Blaine non solo un bastardo, ma gli rimane in mente come un chiodo fisso che nessuno lo vuole e lo vorrà mai. 

Ci sono cose che Blaine vorrebbe e che non poteva esprimere. 

Una famiglia che lo amasse. La casa Stark lo amava, certo, ma non con tutto il loro cuore. Catelyn non lo considererà mai un figlio suo. Burt non sarà mai orgoglioso di lui quanto di Kurt o Rachel. Blaine non potrà mai aspirare al matrimonio con un uomo ricco e potente.

In realtà, a Blaine interessava un solo uomo ricco e potente.

Blaine s’innamorò di Kurt la prima volta che lo sentì cantare. Kurt aveva la voce di un usignolo e il timbro di un angelo sceso dal cielo.

Tuttavia, Blaine sapeva che non poteva averlo. Era sbagliato. Nonostante fosse sbagliato, la notte Blaine si toccava lo stesso pensando a Kurt. S’immaginava al fianco di Kurt a regnare su Westeros. E per un momento, era proprio Blaine a sentirsi meno sbagliato.

 

*

“Blaine,” gli disse suo zio. “Lo sai che è ora di partire.”

“Ti prego, zio,” rispose lui, allarmato. “Tutta la mia famiglia è qua!”

Benjen Stark si fermò per un istante. “Non voglio essere duro, figliolo, ma questa non è la tua famiglia. Invece, sarà nei Guardiani della Notte che troverai la tua vera famiglia.”

“Ma dovrò rinunciare a prendere un marito!” urlò Blaine indignato.

“L’amore non è tutto nella vita. Difendere il regno dall’attacco dei Bruti invece lo è.”

“Non…” Blaine si fermò. “Non sono in grado di combattere.” 

“Farai il tuo allenamento quando giungerai alla barriera, Blaine. Vedrai che ne sarai in grado.”

Suo zio lo stava rassicurando, ma Blaine aveva ancora paura. Non voleva lasciare la sua famiglia e soprattutto non voleva lasciare Kurt. Non sapeva cos’avrebbe fatto se non avesse avuto la possibilità di vedere il suo dolce viso ogni giorno. Alla Barriera lo attendevano solo freddo e desolazione.

“Va bene,” disse infine. “Quando devo partire?”

Benjen si fermò nuovamente. “Domani. Hai questa sera per salutare la tua famiglia.”

“Per i Sette Inferi!” tuonò Blaine terrorizzato. Due giorni e non avrebbe più visto Kurt? La sua vita non poteva essere un tale disastro.

“Mi dispiace, ragazzo. Il tuo destino è già segnato.”

Blaine scosse la testa. “Ho così tanta paura, zio. Questa non è la mia strada.”

“Devo confessarti una cosa.” Suo zio gli mise una mano sulla spalla. “Anche io alla tua età non volevo partire per la Barriera. Solo quando arrivai capii che faceva per me, anzi, che io ero fatto per servire nei Guardiani della Notte. Col tempo capirai, ragazzo.”

“È tutto perché sono un bastardo.” Blaine aveva voglia di scoppiare a piangere al petto di sua madre, quella vera, chiunque essa fosse.

“Sì, Blaine. La tua nascita ha determinato il tuo futuro.”

All’improvviso, Blaine si rese conto che non avrebbe mai potuto vivere la vita che sognava: era destinato a essere la seconda scelta. l’errore di gioventù di Burt. Tutti gliel’avrebbero fatto pesare. Aveva bisogno di una vita nuova, e se questa vita implicava l’essere lontano da Kurt, beh, avrebbe accettato di fare quel sacrificio.

“Va bene, zio,” disse Blaine con voce risoluta. “Mi unirò ai Guardiani della Notte.”

Prima di partire, però, Blaine aveva preso una decisione: avrebbe confessato i suoi sentimenti a Kurt.

 

*

“È ora di cena, Blaine,” trillò Rachel aprendo la porta di camera sua. Sua sorella non aveva il minimo rispetto per la privacy, ma era una ragazza deliziosa e Blaine le voleva molto bene. Le sarebbe mancata molto lassù alla Barriera.

Blaine si diresse controvoglia nel salone da pranzo: aveva voglia di passare ancora qualche minuto da solo a meditare su cos’avrebbe detto a Kurt. 

Si chiese come l’avrebbe presa. Ovviamente, c’erano solo due modi in cui sarebbe potuta andare: il primo e più probabile, Kurt gli avrebbe urlato contro e l’avrebbe cacciato via; il secondo, per cui Blaine nutriva uno spiraglio di speranza, implicava che Kurt lo ricambiasse. La fantasia di Blaine andava in quella direzione: un bacio appassionato sotto le stelle e una notte focosa sotto le coperte. Tuttavia, Blaine sapeva che doveva rimanere con i piedi per terra: molto probabilmente Kurt non avrebbe ricambiato i suoi sentimenti.

Il tavolo era riccamente addobbato. Blaine sentì una fitta allo stomaco all’idea di non potersi più cibare dei lauti pasti delle cuoche che abitavano nel castello.

Tutti erano già seduti e Blaine prese il suo posto accanto a Kurt, come sempre. Kurt gli sorrise quando si sedette accanto a lui. Il sorriso di Kurt era così luminoso che a Blaine ricordava una stella nella notte: il ricordo di quel sorriso avrebbe sicuramente rischiarato le lunghe notti che avrebbe passato appostato sulla Barriera, a vedere se arrivavano o meno i Bruti.

Per cena c’era un pasticcio di carne, su cui Blaine si fiondò con entusiasmo. 

Ad un certo punto Blaine si fermò: non sapeva se Benjen, seduto di fronte a lui, avesse già annunciato o meno la partenza di Blaine. Sentì che era necessario che fosse lui stesso a dirlo.

Si schiarì la voce. “C’è una cosa che devo comunicarvi.”

Catelyn guardò Burt preoccupata. Sapeva già cos’era nell’aria: secondo Blaine era stata lei a prendere la decisione di spedirlo il più lontano possibile dalla sua vista. Probabilmente Burt aveva accettato pensando che non ci sarebbe potuto essere un futuro migliore per Blaine, ma la decisione era stata assolutamente della sua madre adottiva.

“Dicci, Blaine,” disse Burt bevendo una generosa sorsata di birra.

Blaine prese un respiro. “Mi unirò ai Guardiani della Notte!”

Rachel strillò; Rickon sputò nel piatto e Kurt scoppiò a piangere. Catelyn non disse nulla: Blaine era sicuro che stesse cercando di nascondere la gioia.

“Non puoi farci questo!” gridò Kurt tra le lacrime.

“Quando parti?” domandò Rachel dopo essersi ripresa.

“Domani,” disse Blaine titubante. 

“No!” Kurt sbatté il pugno sul tavolo e si alzò in piedi.

“Kurt, siediti,” intimò Catelyn risoluta.

“Ma non è possibile! Zio Benjen, è tutta colpa tua,” ringhiò Kurt lanciando uno sguardo di fuoco allo zio.

“Blaine vuole seguire le mie orme,” disse Benjen placido. “E voi dovete rispettare la sua scelta.”

“È vero,” mormorò Blaine poco convinto, “dovete rispettare la mia scelta.”

Burt si alzò in piedi e mise una mano sulla spalla di Blaine. “Sono fiero di te, Blaine,” disse con voce tonante. “Sei il mio orgoglio.” Catelyn apparve estremamente concentrata sul suo piatto. Nessun altro disse niente.

“Dobbiamo festeggiare, questa sera,” continuò Burt. “Passeremo la serata tutti insieme per un’ultima volta. Ragazzi, voglio organizzare un piccolo spettacolo in cui tutti e tre canterete.”

Blaine guardò il padre con occhi pieni di gratitudine. Non era bravo quanto Kurt e Rachel, ma si dilettava anche lui a cantare. 

Rachel si asciugò le lacrime e sorrise. “Va bene,” sussurrò.

Kurt stava ancora piangendo, ma annuì debolmente.

“Finiamo la cena e poi tutti nel salone,” ordinò Burt.

La cena proseguì senza intoppi: Rachel fece una descrizione del suo marito ideale: doveva essere biondo e con gli occhi azzurri. Bran raccontò a tutti cos’aveva imparato dalla lezione giornaliera con Maestro Luwin. Rickon continuò a mangiare, affamato.

Quando ebbero finito di mangiare si diressero tutti nel salone delle feste. Burt aveva deciso che la festa d’addio per Blaine si sarebbe tenuta lì, e Blaine non poteva che esserne riconoscente.

“Blaine,” disse Burt, “dato che sei tu il festeggiato canterai tu per primo.”

“Va bene.” Blaine si alzò titubante e si diresse verso il centro della sala.

Blaine non sapeva cosa cantare, ma optò per The bear and the maiden fair. Catelyn gli lanciò un’occhiata disgustata - non era propriamente una canzone per famiglie - ma Kurt tenne il tempo con le mani.

Alla fine, tutti applaudirono, in particolare Kurt.

Blaine sorrise e tornò a sederti.

“Avanti, Rachel, è il tuo turno!” 

Rachel si diresse immediatamente verso il centro della stanza. Si sentiva una stella, ed era giunto per lei il momento di brillare.

Cantò un inno alla Madre e Catelyn si commosse. Rachel era la sua unica figlia nonché luce dei suoi occhi, e sentirla cantare la riempiva sempre di un orgoglio smisurato.

“Kurt, tocca a te,” disse Rachel. C’era sempre una sfida nell’aria quando Rachel e Kurt cantavano: Kurt aveva una voce quasi femminile, e riusciva a raggiungere tutte le note che colpiva Rachel. In realtà, come Blaine sapeva bene, a Kurt non importava nulla di essere il migliore: voleva solo cantare. Era Rachel quella competitiva tra i due.

Kurt cantò The Dornishman’s Wife e Blaine si concesse di perdersi nella canzone, cullato dalla meravigliosa voce di Kurt. Quando Kurt cantava, gli sembrava di entrare in un universo parallelo in cui non esisteva il suo dolore, ma c’erano solo gioia e speranza.

Tutti applaudirono estasiati, ma Blaine applaudì più forte.

La serata continuò tra canzoni e giochi; ad un certo punto Rickon sbadigliò, e Blaine capì che era giunta l’ora di andare a dormire.

“Si è fatta una certa ora,” disse Catelyn. “Andiamo a nanna, ragazzi.”

Tutti si alzarono, Blaine particolarmente controvoglia. Voleva gustarsi ogni minuto di quella serata in famiglia, e non poteva accettare che ne stesse giungendo la fine. In realtà il motivo principale per cui non voleva che la serata finisse era che si avvicinava il momento in cui avrebbe dovuto confessare il suo amore a Kurt, e decisamente non era pronto. 

Per questo motivo, decise di salutare Rachel per prima. Lui e Rachel erano molto legati: Blaine adorava pettinarla e farle le trecce mentre improvvisavano duetti, e Rachel lo amava perché con lui poteva parlare di tutto.

Bussò alla sua porta e Rachel gli aprì con un sorriso. Appena entrò Rachel gli gettò le braccia al collo.

“Oh, Blaine, mi mancherai così tanto!” gli mormorò in un orecchio.

“Anche tu, sorellina,” le rispose lui stringendola a sé. 

Rachel prese un tagliacarte e si tagliò una ciocca di capelli.

“No!” esclamò Blaine. “Perché l’hai fatto?”

“Così avrai un mio ricordo alla Barriera,” gli disse Rachel consegnandogliela. 

Blaine le sorrise. “Quando sarà notte e vedrò brillare le stelle, saprò che sarai tu quella più splendente.”

Rachel lo baciò su una guancia. “Buonanotte, Blaine.”

“Buonanotte, Rachel.”

Era giunto il momento: Blaine si recò nella stanza che condivideva con Kurt, pronto a dirgli tutto quello che aveva provato negli ultimi anni.

“Sei andato a salutare Rachel?” gli domandò Kurt mentre si sfilava i calzoni.

Blaine distolse lo sguardo dal corpo seminudo di Kurt: non era decisamente il momento di fissarlo.

“Sì. Guarda, mi ha dato una ciocca dei suoi capelli.” Blaine si avvicinò e aprì il pugno in cui teneva i capelli di Rachel.

“Che dolce,” commentò Kurt. “Ti vuole davvero bene,” aggiunse, indossando la casacca da notte.

Blaine annuì. Ora che Kurt era vestito si sentiva più tranquillo.

“Anche io ti voglio bene,” proseguì Kurt. Blaine sorrise imbarazzato.

“Anche io, Kurt.”

“Non so come farò senza di te. Mi mancherai davvero tanto.”

Blaine aveva un anno in meno di Kurt, per cui erano cresciuti insieme. Nonostante Catelyn la pensasse diversamente, erano fratelli in tutto e per tutto. Avevano condiviso ogni cosa: dai giochi da bambini al burrascoso percorso verso la scoperta dell’omosessualità, che a Westeros veniva accettata ma che per Burt era stato un colpo al cuore. Il suo primogenito era omosessuale, e anche il suo secondogenito? Per Burt si era trattato di un boccone amaro da buttare giù, ma pian piano aveva accettato che Kurt e Blaine non avrebbero mandato avanti la sua discendenza e aveva iniziato a presentare giovani nobili a Kurt. Ogni volta che qualcuno di questi ragazzi si presentava a casa Stark per Blaine era un’agonia. Vederli flirtare con Kurt tirava fuori il suo animo possessivo e Blaine voleva solo mostrare a tutti che Kurt era suo. Se solo Kurt fosse d’accordo, ovviamente.

“Mi mancherai anche tu, Kurt, ma ti scriverò spesso e tu mi racconterai cosa succede al castello,” gli disse.

“Già. Ma non sarà la stessa cosa,” proruppe Kurt con una nota di tristezza nella voce. 

“No, non lo sarà,” mormorò Blaine. “Non potrebbe mai esserlo.”

Blaine si rese conto che era giunto il momento: stava temporeggiando anche troppo.

“Kurt…” sussurrò, sedendosi accanto a lui.

“Sì?” La voce di Kurt era così dolce che il cuore di Blaine si spezzò e si ricompose mille volte.

“C’è una cosa che devo dirti.”

“Cosa?” gli domandò Kurt incuriosito.

“Non è facile, Kurt.”

“Stai tranquillo, Blaine. A me puoi dire tutto,” gli disse Kurt mettendogli una mano sulla spalla.

“E va bene.” Blaine trasse un profondo sospiro. “Kurt, io… io… io provo dei sentimenti per te.”

“Anche io, Blaine,” rispose Kurt sorridendo. “Sei la persona a cui voglio più bene in tutti i Sette Regni.”

“No, Kurt. Io… sono innamorato di te.”

“Oh.” Kurt si alzò in piedi.

“Mi dispiace,” sussurrò Blaine. “Ho provato a mandarli via con tutto me stesso, ma quello che provo per te è più forte di me. In realtà non volevo dirtelo, ma dato che domani ci separeremo…”

“Hai ragione,” mormorò Kurt.

Entrambi rimasero in silenzio e Blaine pregò con tutto il suo cuore che ci fosse un modo per rimangiarsi quello che aveva detto.

“Fai finta che non abbia detto niente.”

“Come potrei?” Kurt alzò leggermente la voce. “Blaine, tu sei mio fratello.”

“Lo so, lo so che è sbagliato, e odio me stesso per questo.”

Kurt si sedette di nuovo.

“Blaine.”

“Dimmi.”

“Anche io provo qualcosa per te. Ci ho messo anni a venirne a patti perché pensavo solo di volerti bene come un fratello e soprattutto perché è sbagliato, così sbagliato, però ti amo.”

“Ti amo anche io, Kurt.”

Blaine si fece forza e lo baciò sulle labbra. Kurt rispose con foga al bacio, schiudendo la bocca per fare spazio alla lingua di Blaine. Si baciarono per qualche minuto, poi Kurt si separò.

“Blaine.”

“Dimmi, amore,” sussurrò Blaine accarezzandogli il volto.

“Voglio essere tuo per questa notte. Voglio perdere la mia verginità con te.”

“Oh, Kurt.” Blaine lo baciò di nuovo. Anche lui era vergine ed era decisamente agitato perché aveva paura di fare brutta figura con Kurt. Ciò che lo legava a Kurt gli pareva così fragile che aveva timore di rovinarlo con qualsiasi piccola mossa.

“Ti prego, Blaine,” mormorò lui. “Ti prego.”

“Va bene,” disse Blaine con un sorriso.

Invitò Kurt a sdraiarsi sul letto e Kurt obbedì volentieri. Ripresero a baciarsi e Blaine si posizionò sopra Kurt, sollevandosi con le braccia per non schiacciarlo con il suo peso. 

Si baciarono lentamente: Blaine voleva assaporare ogni momento che gli era concesso.

Ad un certo punto, Kurt insinuò una mano sotto la casacca da notte di Blaine e gli sfiorò la schiena, e Blaine tremò a quel contatto. Blaine interruppe il bacio per sfilarsi la camicia da notte, e Kurt fece lo stesso. Blaine si concesse qualche istante per ammirare il corpo di Kurt, magro ma tonico. Qualche secondo dopo, Blaine si fiondò sul collo di Kurt per baciarglielo, strappandogli un gemito.

Il gemito di Kurt arrivò dritto al suo pene: sentì che la sua erezione stava crescendo e, abbassando la mano, sentì anche quella di Kurt. Kurt sorrise malizioso e con lo sguardo gli fece segno di continuare.

Blaine lasciò una scia di baci sul petto di Kurt, che continuò ad ansimare.

“T-ti p-prego,” balbettò Kurt. “Non posso resistere a lungo,” continuò, arrossendo imbarazzato.

Blaine obbedì e cominciò a muovere lentamente una mano sul pene di Kurt.

“Più veloce.” Blaine obbedì nuovamente e si concentrò a fissare gli occhi di Kurt, più lucidi per il piacere.

“Blaine…” mormorò Kurt. Dallo sguardo di Kurt Blaine capì che era giunto il momento.

Si alzò per prendere un unguento che Kurt si spalmava sulla pelle per renderla più luminosa, sperando che andasse bene per il compito a cui era destinata. 

Dopo aver immerso un dito nella lozione aprì delicatamente le gambe di Kurt, facendosi spazio tra le sue natiche. 

“Sei pronto?” gli domandò.

Kurt annuì.

Blaine inserì un dito piano nell’apertura di Kurt, che mugolò con una smorfia di dolore sul volto.

“Va tutto bene,” mormorò Blaine. “Farò piano.”

“Ancora,” sussurrò Kurt, “ti prego.”

Blaine non se lo fece ripetere due volte e aggiunse un altro dito. Quando toccò un punto speciale all’interno di Kurt, Blaine vide gli occhi di Kurt illuminarsi.

“Ti prego, ti prego.”

Blaine mosse di nuovo le dita e Kurt gemette.

“Sono pronto, sono pronto.”

“Va bene,” mormorò Blaine dando a Kurt un leggero bacio sulle labbra.

Blaine applicò una generosa dose di lozione sul suo pene e sull’apertura di Kurt. Fu faticoso, ma riuscì a penetrarlo il più lentamente che fosse in grado.

Sul volto di Kurt si fece spazio una smorfia di dolore.

“Ti fa tanto male?” gli domandò Blaine premuroso.

“No,” rispose Kurt. “Continua.”

Blaine obbedì e si spinse di nuovo all’interno di Kurt. Era così preoccupato dal fatto che Kurt potesse provare dolore che non si era concentrato su quanto si trattasse della sensazione più bella della sua vita: le morbide carni di Kurt si stringevano intorno alla sua erezione ed era tutto così dolce e caldo che Blaine dovette fermarsi per non venire all’istante.

Blaine riprese a muovere una mano sull’erezione di Kurt, che mugolò di piacere. Blaine non se n’era reso conto, ma probabilmente stavano facendo rumore, per cui si chinò per baciare Kurt, che rispose con voracità.

Era sbagliato, senza dubbio. Erano fratelli, e il sangue non mentiva. Ma mentre Blaine si spinse un’ultima volta prima di venire pensò che non c’era mai stato niente di così giusto nella sua vita, e l’orgasmo che seguì poco dopo confermò la sua sensazione: era quanto di più bello e vero non avesse mai provato.

Blaine continuò a masturbare Kurt fino a quando non venne, per poi accasciarsi accanto a lui. Prese una pezzuola per asciugarlo e lo strinse tra le sue braccia. 

“Ti amo, Blaine,” sussurrò Kurt. “Grazie.”

“Anche io ti amo, Kurt. Grazie a te per esserti concesso a me.”

Si addormentarono insieme, la testa di Kurt nell’incavo del collo di Blaine e le mani unite: la mattina dopo sembrava un fantasma lontano.

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