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I can hear sirens, sirens

He hit me and it felt like a kiss

I can hear violins, violins

Give me all of that ultraviolence

(Ultraviolence, Lana del Rey)

 

 

Ero più bella vestita di lividi.

Sentii Viserys che si toglieva la cinghia e sperai che la usasse su di me. Oggi non mi aveva ancora picchiata e un po’ mi mancava. Mi dava fastidio quando non mi picchiava, perché mi sembrava che non mi amasse.

Viserys mi amava con tutto se stesso.

C’era un problema alla base di tutto: siamo fratello e sorella. Viserys mi amava e vorrebbe che io fossi la sua sposa, ma non potevamo. Sposarsi tra fratelli era una tradizione nella nostra famiglia, ma noi non potevamo. Cazzo, eravamo nel 2016 e l’incesto era fuori legge. Non eravamo mica in un libro della Suzuma.

La prima volta che Viserys ha tentato di baciarmi avevo tredici anni. Lui aveva sei anni in più di me. 

Io mi rifiutai. “Siamo fratelli,” gli dissi allontanandolo. “Non possiamo.”

Fu quello il primo giorno in cui Viserys mi tirò uno schiaffo. Scoppiai a piangere quando lui lo fece.

“Dany, ti voglio,” mormorò lui nell’orecchio vicino alla guancia che mi aveva schiaffeggiato.

Mi chiamava Dany solo quando voleva qualcosa da me. Era intimo, la nostra relazione era intima e unica e diversa da tutto. I nostri genitori erano morti e io avevo solo Viserys nella vita. Lui voleva di più però, ma io non potevo accontentarlo.

Fu solo crescendo che capii di amarlo anche io.

Era strano. Viserys si ubriacava, si drogava, si faceva di qualunque cosa sulla faccia della terra e tornava a casa in uno stato pietoso e mi picchiava. Prima con le mani - pugni e schiaffi - e poi con la cinghia. La sua parte preferita era picchiarmi con la cinghia sulla schiena.

Ero piena di lividi, ovviamente. Non bastava un camion di Lasonil per curarli. 

Ma io amavo Viserys. Lui mi aveva cresciuto, aveva venduto l’orologio che tutti i Targaryen si tramandavano di padre in figlio da generazioni e generazioni per comprarmi un iPhone. Mi aveva protetto dai bulli a scuola. Mi aveva protetto da quel figlio di puttana di Drogo che aveva tentato di molestarmi sul pullman una volta. Viserys avrebbe dato la sua vita per me, e io la mia per lui.

Tornando ad oggi… io so che Viserys mi amava e che vorrebbe scoparmi, non picchiarmi. Anche io vorrei scoparlo, vorrei sentirlo tutto dentro di me. Cazzo, vorrei avere un figlio con lui, biondo come noi e con gli occhi viola come i nostri. 

Mi spogliai completamente e mi sdraiai sul letto. Avevo un livido giallo sulla coscia destra e uno viola sul braccio sinistro. Mi chiesi perché nessuno abbia mai chiamato il telefono rosa o gli assistenti sociali.

“Dany,” mormorò Viserys alzando la cinghia, “oggi sei stata cattiva.”

Avevo paura di Viserys, ma sapevo che lui non mi avrebbe mai fatto troppo male. Avevamo persino stabilito una parola chiave: se la dicevo lui avrebbe smesso di picchiarmi. La parola in questione era “Visenya”, il nome della nostra nonna.

“Canta per me,” continuò lui.

“Cosa?” gli domandai.

“Qualunque cosa. Canta per me. Sii la mia musa.” Ogni tanto Viserys scriveva orribili poesie. Per me erano splendide, come tutto quello che lo riguardava. Viserys era bellissimo: aveva capelli color biondo platino lunghi fino alle spalle, occhi viola come i miei e una mascella forte. Era magro ma aveva le braccia muscolose. Quelle braccia sapevano ferirmi e stringermi la notte quando avevo gli incubi.

Cantai “Tears dry on their own”, la mia canzone preferita. Adoravo Amy Winehouse e avevo pianto lacrime di vero dolore quando era morta.

“Sei la mia cantante, Dany. La mia splendida cantante.”

“Viserys…” mormorai spaventata. Mi faceva paura quando non mi dava ordini.

“Voglio scoparti,” sussurrò lui accarezzandomi una guancia.

“Lo so, amore, anche io,” gli risposi. “Ma lo sai che non possiamo.”

“Mi sono rotto il cazzo di non poter fare quello che voglio.”

“Ti prego, Viserys, fai di me quello che vuoi ma non… non scopiamo. Ti prego. Rovineremmo tutto.”

“Facciamo come le altre volte?” domandò baciandomi una guancia.

“Sì, ti prego. Ti prego. Picchiami.”

Viserys obbedì e finalmente tornai in me. Mi voltò e mi diede uno schiaffo sulle natiche.

“Conta,” mi intimò.

“V-va bene,” balbettai. Mi piaceva quando mi sculacciava.

“Uno.” Mi diede uno schiaffo leggero, così leggero che non lo sentii nemmeno.

“Due.” Lo schiaffo era lievemente più forte, ma non abbastanza. Inarcai il sedere perché volevo di più. 

“Tre.” Oh, finalmente uno schiaffo degno di questo nome. Sentii il dolore irradiarsi su tutta la natica, ma per me era soltanto puro piacere.

“Quattro.”

“Ahia!” urlai. Mi aveva fatto male davvero.

“Sei veleno,” sussurrò Viserys chinandosi per mormorarmi all’orecchio. “Sei veleno, ma sei fortunata perché hai la bellezza dentro di te. Bellezza e rabbia. Mostrami quella rabbia.”

Viserys mi diede un colpo forte e gli tirai un calcio. Mi prese la testa e la sbatté contro il materasso, tirandomi i capelli durante quel gesto.

Viserys prese un’altra cintura. Sapevo cosa stava per fare: era quel momento in cui solitamente cominciavo a dimenarmi, e Viserys mi voleva ferma. Aveva bisogno che rimanessi ferma.

Mi legò le braccia e continuò a sculacciarmi. Avevo perso il conto, ma Viserys stava diventando sempre più violento e capii che stava facendo fatica a trattenersi. Aveva bisogno di colpirmi in faccia.

Gli offrii il mio volto e lui si avvicinò. Temetti che stesse per baciarmi, ma non lo fece: mi tirò invece un pugno, forte ma non abbastanza da rompermi un dente o altro. Volevo toccarmi la guancia per attenuare il dolore. 

Viserys si coricò sopra di me e sentii la sua erezione puntare contro le mie natiche. Era giunto il momento della cinghia. 

“Non puoi capire quanto sei bella. Sei il mio veleno, un giorno mi ucciderai,” mi disse alzandosi.

“O mi ucciderai tu. Un giorno mi picchierai così forte che morirò,” gli risposi di scatto. 

“Lo sai che hai la tua parola e che sei libera di dirla in ogni momento.”

“Lo so. Ti prego, Viserys, la cinghia.”

Viserys prese un’altra cintura dalla sua collezione e si mise a cavalcioni sopra di me.

Il primo colpo alla schiena fu lieve. La cinghia faceva male ma… non sapevo come spiegarlo. Il dolore si trasformava quasi in piacere. Non sapevo cosa fosse il piacere sessuale - Viserys mi aveva impedito di avere un ragazzo o tanto meno di fare sesso con un altro uomo - ma la cinghia mi dava un piacere che doveva essere simile. Sentivo un calore che si espandeva dal basso ventre verso tutto il corpo. 

Un altro colpo. Il dolore era troppo, e piansi. 

“Sei la mia puttana,” mormorò Viserys. “Piangi, troia, piangi.”

Amavo quando Viserys mi chiamava così, non potevo farci niente. Continuò a picchiarmi con la cinghia fino a quando non uscì il sangue. Per Viserys era giunto il momento che aspettava con più ansia. Corse verso il bagno con i pantaloni abbassati e lasciò una porta socchiusa. Io ero ancora legata, ma potevo vederlo perfettamente mentre prendeva la sua erezione in mano e iniziava a strofinarla sempre più velocemente. Sarebbe venuto in pochi minuti. Soffrivo a non potevo essere io a toccarlo, ma sapevo di essere io a dargli piacere. 

Era un po’ come se stessimo facendo l’amore insieme. 

Il suo respiro si fece più corto e capii che stava per venire. “Dany,” ansimò, “Dany!” urlò mentre veniva. Si ripulì il più rapidamente possibile e corse in camera da letto.

“Stai meglio adesso?” gli domandai.

“Sì,” mi rispose lui annuendo debolmente con il capo. Mi slacciò i legacci artigianali che aveva creato con le cinture e mi prese tra le sue braccia, dove scoppiai a piangere.

“Ti ho fatto tanto male?” mi chiese lui.

Annuii.

“Mi dispiace. Mi dispiace che debba essere così tra noi due.” Anche a me dispiaceva. Certo, mi piaceva essere picchiata, ma era difficile da spiegare. Se io e Viserys avessimo potuto scopare come le coppie normali probabilmente tutto questo non ci sarebbe stato, tutti i lividi si sarebbero trasformati in carezze, i colpi con la cinghia in baci appassionati. E invece, niente di tutto questo era possibile.

“Ti venero, Viserys,” gli sussurrai tra le lacrime. “Non so cosa farei senza di te. Sei l’unico che sa darmi cosa voglio.”

A Viserys piaceva venire lusingato: lo teneva a bada. Avevo sempre paura che un giorno non si sarebbe fermato, che mi avrebbe gettata dalle scale o che mi avrebbe strangolata. Dovevo tenerlo tranquillo, e dato che non potevo soddisfarlo sessualmente non mi rimanevano altro che i complimenti.

“Anche io, amore, anche io. Vieni qua.”

Continuavo a piangere, ma tra le braccia di Viserys mi sentivo al sicuro. Le sue mani ruvide e callose mi accarezzavano i capelli piano piano. Viserys strinse il mio corpo a sé e mi mise una mano intorno alla vita, stando molto attento a non toccarmi il seno. Era proibito, dannazione.

“Viserys,” mormorai, “ci pensi mai a come sarebbe la nostra vita se potessimo amarci come vogliamo?”

“Certo che ci penso.”

“E allora raccontami una storia. Raccontami come sarebbe la nostra esistenza, fratello.”

Viserys trasse un profondo respiro, senza smettere di accarezzarmi i capelli e baciarmi il capo.

“Saremmo un re e una regina. Ma fammi raccontare la storia dall’inizio. Io sarei il secondo fratello di una dinastia millenaria, e sarei cresciuto dalla mia famiglia come l’eterno secondo, perché il mio fratello maggiore sarebbe diventato re, non io.”

Solo quando Viserys diceva queste cose capivo quanto fosse fatto. Cercavo sempre di ignorare i suoi occhi rossi o i segni sulle sue braccia: sapevo che lui si drogava perché non poteva avermi, e sapevo quanta sofferenza gli causava. Mi sentivo così in colpa per farlo stare così male.

“E poi una notte nasci tu,” continuò lui, “durante una tempesta. Ti chiameranno Nata dalla Tempesta, e i veggenti di corte prevederanno un futuro splendente per te.”

“E come va avanti la storia?” gli domandai accoccolandomi a lui.

“Succede che nostro fratello muore in battaglia, cercando di tenere alto l’onore della nostra casata. Perché non so se te l’ho già detto, ma siamo re e regina di una dinastia millenaria.”

“Sì amore, me l’hai detto,” sussurrai ridendo.

“Quindi io divento re, capisci? Divento re e porto la corona sulla testa. E la nostra è una famiglia un po’ speciale, in cui fratelli e sorelle si possono sposare.”

“Ah sì?” risi io. Non mi sembrava una storia poi così lontana dalla realtà, a parte il regnare su una terra sconfinata.

“Quindi io ti sposo, amore mio. Ti sposo e ti bacio e sei il mio amore e viviamo per sempre felici e contenti.”

“Raccontami della nostra prima notte di nozze,” gli chiesi per stuzzicarlo.

Viserys trasse un altro respiro. “E va bene. Prima di tutto caccerei via tutti i servi e le serve perché vorrei rimanere da solo con te.”

“Sembra meraviglioso.”

“Lo è, Dany, lo è. Poi ti prendo in braccio e ti porto fino al letto. Ti tolgo il tuo vestito da sposa piano, delicatamente. Non ci sono né cinghie né schiaffi.”

Sorrisi sollevata, ma lui non poteva vedermi perché gli davo le spalle. Mi strinsi nuovamente a lui, che riprese ad accarezzarmi i capelli.

“E dopo ancora ti bacerei. Passerei ore a baciarti, piano piano, la tua lingua che incontra la mia e danzano insieme.”

“Le lingue non danzano,” dissi ridendo.

“Sssh. Lasciami finire,” rispose Viserys. “E poi ti bacerei il collo, piano piano. Vorrei lasciarti un segno per mostrare al mondo che sei mia ma non ne ho bisogno, per cui non lo faccio. Ti prenderei i seni tra le mani, soppesandoli piano piano.”

“E poi?” gli domandai incuriosita.

“E poi mi chinerei per leccare il tuo sesso, e tu proveresti così tanto piacere che a un certo punto urleresti. Dopo il tuo orgasmo proverei a entrare dentro di te prima con un dito, poi con due e poi…”

Sentivo l’istinto di toccarmi proprio lì, ma non potevo. Sembrava troppo come se stessi facendo sesso con Viserys, e questo era proibito.

“E poi ti penetrerei, Dany. Mi muoverei dentro di te piano piano, per non farti male. Per me sarebbe difficile perché vorrei andare forte per provare più piacere, però ce la farei a trattenermi. Poi quando tu proveresti più piacere andrei più forte, e avremmo un orgasmo insieme. E poi dormiremo abbracciati, come stiamo facendo adesso. Che ne dici?”

Mi venne nuovamente da piangere. Il mondo era ingiusto: perché io e Viserys eravamo nati fratelli? Non potevamo essere vicini di casa cresciuti insieme? Sarebbe stata la stessa cosa, solo che non avremmo avuto quel legame di sangue a unirci. 

Mi presi un momento per pensarci e mi resi conto che era proprio quel legame di sangue a unirci così, e che non poteva andare in nessun altro modo. In nessun altro universo parallelo avrei amato Viserys così tanto se lui non fosse stato mio fratello e non si fosse preso cura di me da quando erano morti i miei genitori.

“Dany, mi dispiace, non ce la posso fare. Non ce la posso fare ad andare avanti così.”

“Ma Viserys… stava andando tutto bene.”

Anche Viserys scoppiò a piangere. “Ho bisogno di essere dentro di te. Non voglio più farti male. Ti prego, Dany, ti prego. Non dovrai fare niente, farò tutto io.”

“No, Viserys.” Non era la prima volta che succedeva e dovevo sempre essere io a tenere acceso il lume della ragione, anche quando il mio desiderio era lo stesso di Viserys.

“Io mi uccido, Dany, mi uccido. Ho troppo bisogno di te,” urlò Viserys dirigendosi verso la cucina.

“No!” urlai rincorrendolo. “Ti prego, Viserys, ci stavamo coccolando e stava andando tutto bene…”

“Non posso più farcela, Dany.” Prese un coltello da cucina e lo puntò verso il suo polso.

“Viserys,” urlai. “Non farlo!” Mi gettai verso di lui e presi il coltello in mano. Iniziammo a lottare e a strapparci il coltello di mano, fino a quando… non saprei come spiegarlo, accadde tutto in maniera troppo veloce. Per sbaglio, assolutamente senza l’intenzione di farlo, Viserys mi tagliò lungo lo stomaco. Doveva aver colpito un’arteria, perché il sangue zampillava. Viserys prese un fazzoletto e ce lo mise sopra. 

“Amore,” mormorò. “Amore, resta con me.”

In lontananza sentivo le sirene suonare. Stavano arrivando a prendermi. Mi sarei salvata. La prima cosa che dovevo dire era che non era stata colpa di Viserys, che lui voleva farsi male e che era stata colpa mia perché avevo tentato di impedirglielo.

Ma come mi avrebbero creduta con tutti quei lividi? Avrebbero messo Viserys in prigione e non l’avrei mai più rivisto.

Erano gli ultimi momenti che mi sarebbero rimasti con Viserys, sia che io morissi sia che arrestassero lui. Dovevo godermeli.

Allungai le braccia per prendere il viso di mio fratello tra le mai e alzai il volto. Viserys capì le mie intenzioni e si chinò per baciarmi. Dopo anni di desiderio le nostre labbra finalmente s’incontravano. Certo, non avevamo fatto sesso e mai lo avremmo fatto. 

Era qualcosa, e avrebbe accompagnato me all’ospedale e lui in prigione. Avrei testimoniato a suo favore, ma non sarebbe servito.

Tuttavia, quel desiderio dentro di me rimaneva ancora. E sapevo che rimaneva ancora anche dentro Viserys. Non lo avremmo mai soddisfatto.

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